Jean-Honoré Fragonard (1732 – 1806), La lettera d’amore, 1773-76, olio su tela, 83,2 x 67 cm,
Metropolitan museum of Art, New York
COMMENTO DELL’OPERA
Il quadro, tra i più iconici della storia della pittura, rappresenta una giovane donna che ha appena ricevuto un omaggio floreale con allegata una lettera.
La giovane, dai lineamenti delicati e dal pallido incarnato, ha i capelli raccolti sulla nuca e avvolti da una cuffia fermata da una fascia a cioffe rosa. Indossa un abito di raso chiaro, e al collo porta una gioia legata a un sottile nastrino scuro, mentre all’orecchio ha un minuscolo orecchino di perla. Si sta accomodando al suo scrittoio, addossato a una finestra ovale, sedendosi su uno sgabello imbottito, ove è accucciato un vezzoso cagnolino.
Qualcuno le ha appena recapitato un mazzolino di fiori e una lettera in una busta chiusa, una lettera d’amore, senz’altro, che lei si appresta a leggere nella riservatezza della sua camera da letto, inondata della luce che entra dalla finestra. Una tenda annodata in primo piano, sulla sinistra, e il tendaggio del baldacchino che scende su un angolo del letto, sulla parete di fondo, definiscono lo spazio scenico, caldo e raccolto, ovattato e ospitale.
Ma prima di sedersi al suo grazioso scrittoio e aprire la busta contenente la dolce missiva, volge appena la testa e lo sguardo verso lo spettatore, con aria compiaciuta e sottilmente maliziosa, come per sincerarsi che non vi siano intrusi che potrebbero disturbarla durante la lettura.
La messinscena pittorica in questo caso è molto più intrigante e spontanea rispetto a certe complesse feste galanti rococò. A ciò contribuisce l’immediatezza realizzativa, il cromatismo ridotto, ma ben accordato e luminoso, con una stesa del colore fluida e disinvolta, con un effetto di complessiva leggerezza dell’immagine, che la rendono accattivante e attrattiva.
Jean-Honoré Fragonard (1732 – 1806), La lettrice, 1776, olio su tela, 81 x 64,8 cm,
National Gallery of Art, Washington
(...) La Lettrice o Giovane che legge, è certamente tra le più iconiche della storia dell’arte d’ogni tempo. Essa è importante soprattutto per la qualità della pittura, con un colorismo piuttosto ridotto, ma vivace e luminoso, svolto con immediatezza e con una decisa stesa del colore, che anticipa le pratiche impressioniste. Mentre il soggetto stesso e l’impostazione innovativa dell’immagine precorrono alquanto la pittura romantica. (...)
Fragonard è uno dei massimi pittori del Settecento, e senza dubbio uno dei massimi pittori francesi. Anzitutto per i temi, che fanno di lui il pittore del suo tempo, di quel Settecento sensuale, garbato, del secolo di Luigi XV, dei fermiers généraux, degli esattori e dei borghesi epicurei che dovevano rovesciare la monarchia. Il suo maestro Boucher si compiaceva di allegorie e di raffigurazioni bucoliche; i successori di Watteau s’attardavano nel genere delle feste galanti; Fragonard rinunciò, con grande scandalo dei critici d’arte contemporanei, ai temi antichi o mitologici per dedicarsi a ciò che da Courbet in poi chiamano “arte viva” [...]
I temi abbastanza liberi, che ha trattato al tempo del suo matrimonio in età già matura, non hanno né ipocrisia né la falsa ingenuità di quelli di Greuze, ma ci rammentano che il pittore è contemporaneo di Boumarchais (nato come lui nel 1734), di Casanova (nato nel 1725): che Boufflers, Laclos, e Sade sono nati dopo di lui. D’altronde, se moltiplica, con piacere evidente, i dipinti e i disegni galanti, lo fa in parte per rispondere al gusto del pubblico che, alla vigilia del 1789, lo apprezza sempre di più. [...]
(G. Wildenstein, Fragonard, Bath, 1960.)
VITA IN BREVE DI FRAGONARD
Fragonard nasce nel 1732 a Grasse, il 5 aprile, in Provenza, da famiglia di origine italiana. Nel 1738 la famiglia si trasferisce a Parigi. Nel 1748 entra come allievo nella bottega di Boucher. Nel 1752 vince il Prix de Rome col dipinto Geroboamo che sacrifica agli idoli, facendosi notare come talento emergente. Ma partirà per Roma solo quattro anni dopo, giungendovi nel dicembre del 1756, ospite dell’Accademia di Francia, per un periodo di studio di cinque anni. Tra il 1760 e il 1765, anno in cui viene ammesso all’Académie Royale e in cui espone anche al Salon, effettua viaggi a Venezia, a Napoli e in Olanda. Tra il 1766 e il 1767 riceve importanti commissioni dall’Académie, esponendo ancora al Salon. Nel 1773 sposa Marie-Anne Gérard, che dà alla luce una bambina. Subito dopo intraprende un viaggio per Roma. Nel 1774 parte da Roma per il nord dell’Europa e visita Praga, Lubiana, Vienna, Dresda. Nel 1780 nasce il secondo figlio, ma l’anno dopo muore il padre. Nel 1882 partecipa al Salon de la Correspondance, per la seconda volta. Nel 1788 muore la figlia. Nel 1790 ritorna a Grasse con la moglie. Nel 1791 è di nuovo a Parigi. Nel 1793 diventa membro della Commune des Arts. Nel 1796 diviene presidente del Musée Central. Dal 1800 inizia un periodo di difficoltà economica; lascia l’alloggio al Louvre, ricevendo una pensione di 1.000 franchi. Il 22 agosto del 1806 Fragonard muore, nella sua casa parigina, per via di una congestione cerebrale.
© G. LUCIO FRAGNOLI
IL POST SOPRA RIPORTATO HA CARATTERE ESCLUSIVAMENTE DIVULGATIVO E DIDATTICO, DESTINATO PERTANTO AGLI STUDENTI E AGLI APPASSIONATI.



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