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venerdì 3 luglio 2026

I MANGIATORI DI FAGIOLI di VINCENZO CAMPI

 


Vincenzo Campi (1536 – 1591), I mangiatori di fagioli, 1584-85, olio su tela, 82 x 66 cm,

Collezione privata.

 

I mangiatori di fagioli è un divertente quanto bislacco dipinto di genere. Come ne I mangiatori di ricotta, lo spazio del quadro è interamente occupato dai personaggi, una famigliola con padre, madre e figlioletto. Cosa questa, che non permette di capire l’ambiente entro cui si consuma il pranzo. Pure se è facile immaginare che la scenetta si svolga all’interno della cucina di una modesta abitazione, almeno a giudicare dal tipo di oggetti posati su un piccolo ripiano, in basso a destra.

La procace moglie, donna alla buona, come il consorte, del resto, ha appena tolto dal fuoco la pignatta dove ha cucinato i fagioli, che ha servito a ognuno in delle scodelle di coccio.

Il marito, parecchio affamato, con un curioso berretto in testa, impugna il cucchiaio e si appresta a divorare il suo pasto saporito.

In una comica espressione di godimento, lo zoticone socchiude gli occhi, nel compiacimento della sua gioviale compagna che, indicandone l’espressione goduriosa, guarda fuori del quadro, come per convincere il riguardante della sua competenza culinaria. Sembra dimenticarsi per un momento del piccoletto, che sentendosi trascurato e infastidito da un gatto giocherellone, è sul punto di mettersi a frignare.

Il tema popolaresco, interpretato in senso grottesco, è abilmente svolto dal Campi con uno stile accurato dal punto di vista esecutivo, cui si aggiunge un colorismo il più possibile aderente al reale. Ma un altro fondamentale elemento stilistico è l’attento utilizzo della luce che, in questo caso, consiste in un fiotto che scende dall’alto e da sinistra, in un contrasto chiaroscurale misuratamente accentuato, che anticipa il luminismo e, più in generale, il naturalismo secentesco.

 

VINCENZO CAMPI

 

Figlio del pittore cremonese Gerolamo Campi, come Antonio e Giulio, Vincenzo nacque a Cremona nel 1536.

Come il padre e i fratelli, egli operò essenzialmente nella città natale, ma lavorò anche a Milano, a Pavia e Busseto.

La carriera dell’artista, curiosamente, si dipanò su due differenti e paralleli percorsi tematici, ossia: quello della pittura sacra, legata alquanto ai dettami controriformistici, e quello della pittura di genere.

Quest’ultima gli permise di affrontare soggetti legati all’ordinarietà della vita, in un inedito stile naturalistico di vago sapore fiammingo, e in una originalissima visione, spesso scanzonata e popolaresca, affollata talvolta di individui grotteschi e femmine procaci e ammiccanti, tratti dalla sua personale e quotidiana commedia dell’arte.

Tant’è vero, che il grande Roberto Longhi lo inserì nella cerchia ristretta dei cosiddetti pittori della realtà, insieme a Giovan Battista Meroni, Giacomo Ceruti e qualche altro artefice di area lombarda, che precorsero e ispirarono il naturalismo caravaggesco.

Difatti, nella carriera di Vincenzo Campi, l’intervallo sicuramente più libero e singolare dal punto di vista creativo, è costituito dalla produzione di dipinti di tipo naturalistico, come I mangiatori di ricotta, e della famosissima serie, composta da quattro scene di genere: La fruttivendola, La pescivendola, La pollivendola e La cucina.

I quattro quadri erano custoditi nella foresteria del convento cremonese dei Gerolomini di San Sigismondo, fino al 1809, anno della soppressione della comunità religiosa da parte dei francesi. Oggi essi sono esposti nella Pinacoteca di Brera. Della serie esiste una replica, eseguita per il banchiere Hans Fugger, e oggi conservata nel castello di Kirchheim, in Germania.

Vincenzo Campi morì a Cremona nel 1591, all’età di 55 anni.


 © G. LUCIO FRAGNOLI

IL POST SOPRA RIPORTATO HA SCOPO ESCLUSIVAMENTE DIVULGATIVO, ED È RIVOLTO PERTANTO AGLI STUDENTI E AGLI APPASSIONATI.

 

 

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