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lunedì 7 settembre 2026

LOS BORRACHOS (EL TRIUNFO DE BACO) di Diego Velázquez

 


Diego Velázquez (1599 – 1660), Trionfo di Bacco (o Gli ubriaconi ), 1628 – 1629, olio su tela, 165,5 x 227,5 cm,

Museo del Prado, Madrid.


Il trionfo di Bacco, o Gli ubriaconi, è uno dei quadri più sorprendenti e inaspettati di Diego Velázquez, in cui è evidente l’interpretazione del mito di Dionisio in chiave buffonesca e stradaiola. Ciò spiega anche la duplice intitolazione El triunfo de Baco e Los borrachos, a seconda di come si vuol leggere l’immagine.

Ma, più che una vera glorificazione di Bacco, siamo davanti a una spassosa rimpatriata di bevitori. Infatti proprio di questo si tratta, di una burlesca scena con dei beoni che magnificano il loro nume protettore, dove il più giovane della compagnia è stato agghindato alla bell’e meglio come il dio dell’ebbrezza e del teatro.

Gli hanno cinto il capo con una corona di tralci di vite, gli hanno buttato addosso un lenzuolo bianco e un drappo violaceo, a mo’ di tunica antica, dopodiché l’hanno messo a sedere su una botte. Infine, con l’autorità divinatoria conferitagli dall’allegra brigata, ha incominciato a incoronare i convenuti come suoi adepti, aspiranti satiri, dediti alla bevanda e alla fannulloneria, quasi immaginandosi in un itinerante santuario di trincatori.

I nove picareschi protagonisti occupano quasi interamente lo spazio del quadro, lasciando intravedere un cielo bigio e uno scorcio di paesaggio selvatico, come se fosse un lontano e chimerico luogo, ma probabilmente più adatto a una scampagnata che a un rito dionisiaco. In effetti, il panorama, alquanto appiattito e trattato volutamente come elemento secondario, dà più il senso di un fondale scenico che di spazio esteso in profondità.

Dei nove, un personaggio è posto sulla sinistra, in controluce e in primissimo piano, accovacciato in terra e già inghirlandato dal farlocco dio, che assiste tutto serioso alla cerimonia di incoronazione di un suo compare, ossequiosamente inginocchiato, con una coroncina d’edera.

Nel contempo, un altro neofita, con un bicchierone colmo in mano, attende il suo turno, brindando anzitempo alla propria investitura. Lo segue un anziano che osserva il rituale, aggiungendo, con la mano sul cuore, qualche motto propiziatorio. Dietro di lui un tipo incupito si toglie il cappello guardandosi nel palmo della mano.

Un già consacrato fauno, sdraiato alle spalle dell’officiante, dal chiaro e levigato incarnato, tiene in alto il calice, tirandogli un pizzo della tunica e aspettandosi da lui una reazione. Che si manifesta in un’espressione di vaga diffidenza.

Alla destra di Bacco un tipaccio baffuto e incappellato, con una tazza piena di vino in mano, guarda fuori del quadro, in un complice atteggiamento del suo amico appoggiato sulla sua spalla. Pure lui guarda dritto verso l’osservatore, come per coinvolgerlo nella scanzonata adunanza alcolica di plebei senz’arte e senza parte, cafoni e malvestiti.

Insomma, Los borrachos è uno tra i maggiori capolavori naturalistici d’ogni tempo, ove il mito è degradato in genere, in disavventura popolaresca pregna di baldanzosa ironia. Vi è evidente, soprattutto la maestria rappresentativa del maestro spagnolo, attenta agli accordi cromatici, terrosi e materici, cui si somma un luminismo naturale e bastevole, misuratamente contrastato. La visione è spontanea ma equilibrata, disinvolta e moderna per concezione.

 

Diego Velázquez nasce a Siviglia, nel 1599. Qui svolge il suo apprendistato prima con Francisco Herrera il Vecchio, poi con Francisco Pacheco, aprendo poi una propria bottega. Nel 1623 si trasferisce a Madrid. Per via delle sue qualità artistiche, ma anche umane, è nominato pittore di corte di Filippo IV. Nel 1629 parte per un primo viaggio in Italia, dove resta per un anno e mezzo. Rientrato a Madrid nel 1631, per via del suo prestigioso incarico, esegue moltissime e pregevoli opere, molte delle quali per la famiglia reale, ritratti soprattutto. Nel 1649 è di nuovo in Italia, eseguendo a Roma il famosissimo ritratto del Papa Innocenzo X. Ritornato a Madrid nel 1651, lavora a soggetti diversi e impegnativi, realizzando nel 1656 il suo quadro più rappresentativo, Las meninas. Muore a Madrid, nell’anno 1660.








© G. LUCIO FRAGNOLI


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