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martedì 1 settembre 2026

ECO E NARCISO di John William Waterhouse

 


John William Waterhouse (1849 – 1917)Eco e Narciso (1903), olio su tela, 109 x 189 cm, Walker Art Gallery, Liverpool.

 

Lettura dell’opera

Eco e Narciso è il quadro capolavoro di Waterhouse, che traspone pittoricamente la struggente storia ovidiana e la riassume in un’immagine poetica e insieme coinvolgente.

Ignaro del maleficio ordito dalla nefasta dea Nemesi, il vanesio Narciso, stremato dal caldo e dalle manovre della caccia, è giunto nei pressi di una fonte, le cui limpide e argentee acque si versano in stagni e canali che penetrano una verdeggiante piana ai limiti del bosco, serpeggiando tra sassi levigati e ombrose querce.

Meravigliato dall’amenità del luogo, si stende allora sul bordo di un ombreggiato specchio d’acqua cristallina, per abbeverarsi, scorgendovi il grazioso aspetto d’un giovane, che altro non è che il proprio volto riflesso nell’acqua, tanto che cerca di amoreggiare con lui.

Narciso è lì da molto, ormai, ma resta ancora, affatturato, a pancia in giù sull’erba umida, con le braccia e col capo sospesi su quella parvenza, che gli sembra la più bella mai vista prima. Ha abbandonato nell’erba il cappello, l’arco e la faretra con le frecce, trascurando di far altro, solo idolatrando la meravigliosa creatura che riluce nell’acqua tremolante, che si immerge e si dissolve alle sue carezze e ai suo baci, per poi riemergere e riapparire misteriosamente, provocando in lui un sublime trasporto, misto a un soave senso di smarrimento.

Appena un poco più in là, compostamente seduta su una pietra, sul bordo opposto, tra le erbe acquatiche fiorite, c’è Eco che osserva rattristata le effusioni deliranti del suo crudele e agognato amante, e ne prova pietà ora, sebbene l’abbia meschinamente respinta. Per quell’amore non corrisposto si è lasciata consumare dal dolore. Le sue carni si sono malamente dissolte. Di lei sono rimaste solo le ossa, tramutatesi in sassi sparsi tra gli alberi, e un flebile riverbero d’ogni frase pronunciata nell’aria pulita di quel luogo ameno. È il suo spirito vagante, la sua incorporea e aggraziata fisionomia che siede affranta vicino al suo sogno d’amore mai germogliato, al suo Narciso, smarritosi in un vagheggiamento.

Ignaro d’ogni altra umana faccenda, continua a inseguire il suo innamorato, lo stupendo cacciatore, con le labbra e le mani che sfiorano l’acqua, per baciare e accarezzare il suo inafferrabile amante, trascurando ogni suo bisogno.

Va così incontro a un destino inaspettato e terribile, lasciandosi morire d’amore, come Eco, con una coroncina di fiori che gli cinge la testa, che allude alla sua triste fine,

E d’amore morirà, Narciso, consumandosi nel corpo come Eco, lasciando di sé, su quella riva erbosa, solo un fiore, che le sue afflitte sorelle, accorse per celebrarne il rito funebre, chiameranno col suo nome, Narciso. Tutto ciò a significare che la bellezza esiste ed è un dono assai raro, ma è purtroppo illusoria ed effimera, come ogni altra cosa terrena.

 

 

 Il pittore inglese John William Waterhouse è definito da alcuni studiosi un preraffaellita o preraffaellita moderno, da altri un classicista. Io penso invece che egli sia in effetti un pittore neoromantico simbolista. La sua visione si basa su un’esattezza prospettica e coreografica, con un equilibrato rapporto tra contesto dipinto e personaggi, cui s’abbina uno stile dal colorismo garbato e naturale, unito a una sobria eleganza disegnativa.

 

 

Eco e Narciso (riassunto) dal poema Metamorfosi di Ovidio

Nel poema Metamorfosi Ovidio narra la vicenda di Narciso, la cui bellezza fu la ragione della sua stessa rovina. Narciso era di una tale bellezza che ogni giovane che lo guardava, uomini o donne, se ne innamoravano. Ma lui rifiutava ostinatamente ogni attenzione. Della sua insensibilità e vanità si racconta che un giorno donò una spada ad Aminio, un suo inguaribile spasimante, affinché con essa si togliesse la vita. E Aminio per amore del suo Narciso, si trafisse il cuore. Un giorno la ninfa Eco incontrò Narciso, che cacciava nel bosco, e ne rimase estasiata.

Tempo dopo, Narciso, mentre era a caccia, si perse nei boschie chiamò aiuto. Eco accorse, e si offrì a lui come un dono d’amore. Ma Narciso fuggì inorridito. Eco, avvilita, scappò via dolente. Si rifugiò nel bosco, tormentata dalla sua passione per Narciso, tanto che rinunciò a vivere e il suo corpo si svigorì velocemente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce.

Gli dei decisero allora di punire Narcisco per la sua spietatezza, incaricando Nemesi, dea della vendetta, la quale fece in modo di far innamorare Narciso, mentre si abbeverava ad una fonte, della sua immagine riflessa nell’acqua.

"Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d'avorio, il candore del volto soffuso di rossore ... Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice! ... Ignorava cosa fosse quel che vedeva, ma ardeva per quell'immagine ...” Ovidio (Metamorfosi).

Inconsapevole di rimirare se stesso, mandava baci e carezze, immergendo le braccia nell’acqua per sfiorare quel volto, che scompariva non appena lo toccava. Narciso restò per molto tempo vicino alla fonte, tentando di afferrare la sua immagine riflessa nell’acqua, incurante dei giorni che passavano, dimenticando di bere e di mangiare, perso in quel sortilegio. E infine morì, vicino alla fonte. Quando le Naiadi e le Driadi andarono a prendere il suo corpo per posarlo sulla pira funebre, trovarono al suo posto un meraviglioso fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.

"Languì a lungo d'amore non toccando più cibo nè bevanda. A poco a poco la passione lo consumò, e un giorno vicino alla fonte ... reclinò sull'erba la testa sfinita, e la morte chiuse i suoi occhi che furono folli d'amore per sé. ... Piansero le Driadi, ed Eco rispose alle grida dolenti. Già avevano preparato il rogo, le fiaccole, la bara, ma il suo corpo non c'era più: trovarono dove prima giaceva, un fiore dal cuore di croco recinto di candide foglie."  Ovidio (Metamorfosi).

 


© G. LUCIO FRAGNOLI

  IL POST SOPRA RIPORTATO HA CARATTERE ESCLUSIVAMENTE DIVULGATIVO E DIDATTICO, DESTINATO PERTANTO AGLI STUDENTI E AGLI APPASSIONATI.


 

 

ECO E NARCISO di John William Waterhouse

  John William Waterhouse (1849 – 1917) ,  Eco e Narciso   (1903) , olio su tela , 109 x 189 cm , Walker Art Gallery, Liverpool.   Lett...