LETTURA DELL’OPERA
Il quadro, sicuramente il più interessante della serie delle Giungle, fu realizzato per la contessa Berthe di Delaunay e presentato al Salon d’Automne nel 1907. Si tratta di una scena di grande effetto visivo, un favolistico e intrigante notturno, dove l’artista ha immaginato uno scorcio di foresta tropicale, dentro la quale compare un misterioso personaggio, una donna con poteri magici, evidentemente. La primigenia stregona, col suono del suo flauto, chiama a sé i serpenti e li ammalia con una tenebrosa melodia, sotto gli sguardi di un curioso pennuto acquatico e d’altri animali nascosti tra la vegetazione, che assistono allo stupefacente rituale, alla luce della luna piena, tersa e opalina.
L'esotico scenario è di pura invenzione, con la presenza di fiori e piante ideate con una felice libertà creativa, anche se sappiamo che il Doganiere era un abituale frequentatore del Jardin des Plantes e d’Histoire Naturelle, dove aveva potuto osservare una gran quantità di strane essenze provenienti da paesi lontanissimi.
Sappiamo pure che egli aveva assistito ad alcuni spettacoli circensi, in cui si erano esibiti anche incantatori di serpenti, che molto probabilmente erano divenuti fonte d'ispirazione per il soggetto del dipinto.
L’immagine è ben impostata prospetticamente, con degli insoliti arbusti messi in primo piano. L’arcana figura, dagli inquietanti occhi rilucenti, vista volutamente in controluce, è sistemata poco più dietro, in secondo piano, sulla sponda di un placido specchio d'acqua, in posizione sapientemente decentrata, accanto a una variegata e suggestiva vegetazione, descritta in modo squisitamente minuzioso, foglia per foglia, in un ordine scrupolosamente ricercato. Sullo sfondo, chiuse da un opaco rilievo sinuoso, ondeggiano lievemente le acque del lago, che riflettono in argentei brillii l'opalescente lume lunare.
L'originalità e l'alta qualità della rappresentazione pittorica dimostrano la considerevole maturità artistica raggiunta da Henri Rousseau negli ultimi anni del suo percorso creativo, che non ha nulla a che vedere con gli esordi di artefice autodidatta, ingenuo e impacciato che, molto consapevolmente e con assidua applicazione, riesce a diventare un originalissimo protagonista dell'arte moderna.
Vita in breve di Henri Rousseau
Henri-Félix Rousseau nasce a Leval (Mayenne) il 21 maggio 1844, dove frequenta la scuola elementare e il liceo, non completando però gli studi. Dal 1863 al 1867 lavora presso lo studio di un avvocato di Anger, come segretario. Per aver sottratto 10 franchi e alcuni francobolli nello studio legale, è condannato a un mese e mezzo di carcere. In seguito si arruola nell’esercito, obbligato dal padre, per via del reato commesso, per sette anni. Alla morte del padre, nel 1868, si congeda dall’esercito e si trasferisce a Parigi, trovando lavoro presso un ufficiale giudiziario. L’anno appresso sposa Clémence Boitard, che gli darà cinque figli, dei quali sopravvive soltanto la figlia Julia.
Nel 1871 viene assunto come impiegato negli uffici daziari parigini, cominciando ad appassionarsi alla pittura e mettendosi a studiare autonomamente, da autodidatta, seguendo tuttavia qualche suggerimento da amici pittori più esperti, come Jean-Leon Jérome e Felix Clément. Il soprannome di Doganiere si deve proprio a tale sopracitato impiego. Nel 1885 espone al Salon des Refusés. L’anno seguente espone al Salon del Indépendants, partecipandovi quasi costantemente per i successivi quattro anni. Nel 1888 la moglie, sua amatissima musa e ispiratrice, muore di tisi. Nel corso dell’anno seguente scrive Una visita all’Esposizione del 1889, pubblicato soltanto nel 1947 da Tristan Tzara, uno dei promotori del movimento dadaista. Nel 1893 decide di andare in pensione anticipatamente per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Nel 1894 dipinge La guerra, iniziando ad essere apprezzato da alcuni intellettuali di più ampie vedute.
Nel 1899 sposa la vedova Joséphine Nourry e scrive anche il dramma La vendetta di un’orfana russa. Gli anni Novanta sono in larga parte caratterizzati dalla produzione di tele esotiche, dette Le Giungle, che costringono Rousseau a subire severe critiche da parte dei critici più tradizionalisti. Nel 1903 muore la sua seconda moglie. Nel 1907 dipinge L’Incantatrice di serpenti, suo indiscusso capolavoro. Nel 1909 viene condannato per frode bancaria a due anni di carcere, beneficiando però della pena condizionale. Henri Rousseau, detto il Doganiere, si spegne a Parigi, all’età di 66 anni, il 2 settembre del 1910.
Bibliografia essenziale:
Piero Adorno, L’arte
italiana. Dal Settecento ai nostri giorni Vol. 3, 1994, D’Anna,
Firenze.
Giulio Carlo Argan, Storia dell’arte italiana,
Vol. 3°, 1993, Sansoni, Milano.
Cornelia Stabenow, Rousseau, Gruppo Editoriale L’Espresso
SPA, 2002, Roma.
F.
Zeri, Cento Dipinti, Rousseau, Incantatrice di serpenti, 1998,
Rizzoli, Milano
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POST SOPRA RIPORTATO HA CARATTERE ESCLUSIVAMENTE DIVULGATIVO E DIDATTICO,
DESTINATO SOPRATTUTTO AGLI STUDENTI E AGLI APPASSIONATI.
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